Start up: questione di testa

Sentiamo parlare ogni due per tre di start up. Leggiamo su quotidiani e siti web le regole per avviare il progetto lavorativo. Aspetti fiscali, giuslavoriatici, legali, finanziari. Tutto giusto, per carità, ma non vi sembra che manchi qualcosa?
È come se ci spiegassero i dipinti della Gare d’Orsay a Parigi, o la storia della Tour Eiffel, o ci dessero l’indirizzo di un magnifico ristorantino sul lungo Senna. Fantastico, salvo il fatto che prima dobbiamo decidere se vogliamo andare a Parigi, se quello è il viaggio che merita il nostro investimento di tempo, soldi, speranze, sacrifici.

Dedicare tempo a fare CHIAREZZA

Che vogliamo avviare un’attività commerciale, artigianale, professionale, prima di tutto si possa dallatesta, la nostra. Può sembrare semplice, buon senso, cose ovvie, ma i fatti ci dicono che per moltissimi non  lo è affatto. Ci si butta in una avventura ad istinto, per disperazione, spinti da sensazioni, perché convinti da un amico, perché non si sa cos’altro fare, perché il mercato offre quello… Insomma, non perché abbiamo dedicato tempo a capire cosa merita la nostra vita, il nostro tempo che non passa due volte, le nostre energie che non sono infinite, il nostro sacrificio di alzarci al mattino, la nostra spossatezza nell’andare a dormire la sera.

Conosci te stesso

Gnōthi seautón (Conosci te stesso) era il monito che i nostri antenati greci aveva scritto nel tempio dedicato ad Apollo, a Delfi. Questo è quanto Eschilo consiglia a Prometeo  (con le parole di Oceano).

« Vedo sì, Prometeo, e voglio darti il consiglio migliore, anche se tu sei già astuto. Devi sempre sapere chi sei (γίγνωσκε σαυτὸν) e adattarti alle regole nuove: perché nuovo è questo tiranno che domina tra gli dèi. Se scagli parole così tracotanti e taglienti, subito anche se il suo trono sta molto più in alto, Zeus le può sentire: e allora la mole di pene che ora subisci ti sembrerà un gioco da bambini. » (Eschilo, Prometeo incatenato, 307 e sgg.; traduzione di Monica Centanni, Milano, Mondadori, 2007, p.320-1) (Fonte: Wikipedia)

Già, il primo passo è fare chiarezza dentro di noi, capire chi siamo oggi e cosa siamo capaci di fare, quali passioni ci spingono e cosa oggi merita i nostri sforzi. Altrimenti, senza la benzina rappresentata dalla passione, dal desiderio bruciante verso una meta, partiremo già scarichi. Al primo intoppo saremo già titubanti. Invece dobbiamo prima dedicare il tempo necessario a capire, fare chiarezza su chi siamo, quali competenze abbiamo, dove vogliamo dirigerci e quali risorse ci occorrono. A questo punto bisognerà capire come acquisire le risorse che ci mancano e solo dopo muovere i primi passi.

Partiamo dal cuore, il nostro

Impariamo, come la filosofia greca e latina, ma anche quella orientale del tao, ci insegnano, a partire da dentro, a focalizzarci dentro e poi agire come un raggio laser, punto su punto, all’esterno. L’alternativa è disperdersi tra mille rumori, tra mille pensieri, tra mille ansie. Lo stesso Steve Jobs nella sua famosa espressione Stay hungry, stay foolish (siate affamati, siate folli) ci dice quanto scoprire e seguire le proprie passioni sia importante per la riuscita di un progetto e per essere soddisfatti della nostra vita. Allora, preoccuparsi dei dettagli (fiscali, legali, logistici ecc.) vorrà dire avere imboccato non l’autostrada, bensì stradine polverose secondarie che con buone probabilità non ci porteranno a nessuna parte. Dettagli, certo, perché rispetto alla spina corsa del progetto professionale o imprenditoriale, sono dettagli.

In una start updunque, è utile dedicare tempo preliminare a fare chiarezza su:

  1. Le nostre passioni vere = ciò che desideriamo ardentemente realizzare;
  2. Le nostre competenze attuali = le risorse che abbiamo a disposizione
  3. Le risorse necessarie alla realizzazione del progetto = cosa ci serve per raggiungere la meta e come faccio ad averle
  4. I compagni di viaggio = quali persone, per qualità morali e professionali, voglio coinvolgere nel viaggio.

Procedi con determinazione

Fin qui, per citare Abamo Lincoln abbiamo trascorso le sei ore ad affilare l’accetta (“Se mi chiedessero di abbattere un albero in otto ore, sei le passerei ad affilare l’accetta“).

Solo dopo si affronta tutto il resto con determinazione e grinta, accompagnati dalla magnifica ossessione della meta.

Dopo, fatte tutte le valutazioni, si parte senza dubbi e, con verifiche periodiche per aggiustare la rotta, si procede senza indugio.
Ricordiamoci la conquista cosa fece Hernàn Cortés nella conquista del Messico: venuto a conoscenza della possibilità di ritirata dei propri uomini di fronte alle difficoltà della spedizione, il comandante decise di far bruciare le navi, costringendo i suoi uomini a combattere per sopravvivere. Da qui non si torna indietro, si colonizza la nuova terra!
Bene, colonizziamo i nostri progetti, senza indugio!
Buon lavoro!

Mario Alberto Catarozzo



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