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Studio professionale: 7 regole per gestire lo stress sul lavoro

Che cos’è lo stress innanzitutto? E poi, è sempre un rischio? Lo stress indica uno stato di tensione in cui si viene a trova l’organismo in risposta a sollecitazioni di eventi-stimolo percepiti come stressori. Uno stimolo, pertanto, non è fonte di stress di per sé, ma in relazione a come viene percepito ed interpretato dal singolo soggetto, quindi in relazione alle caratteristiche fisiche e psicologiche di ciascuno.Ciò che può essere stressante per uno di noi non lo è per un altro. Quando l’organismo percepisce come stressori determinati stimoli mette in atto un processo di coping, vale a dire una serie di risposte, alcune immediate ed inconsce, altre più “ponderate” e filtrate da considerazioni di tipo cognitivo, quali l’opportunità sociale, la vergogna ecc. Il medico austriaco Hans Selye definì nel 1936 lo stress come “Sindrome Generale di Adattamento” che si sviluppa in tre fasi: allarme > resistenza > esaurimento.

In sostanza l’organismo reagisce ad uno stimolo stressante entrando in allarme, quindi cerca di opporre una resistenza a tale modificazione del proprio stato di equilibrio che l’evento-stimolo va a modificare per poi tentare di adattarsi e ritrovare così un nuovo equilibrio. Il tentativo di adattamento all’ambiente esterno è fondamentale per la sopravvivenza e questo l’uomo primitivo lo sapeva bene; tuttora, nonostante le diversità ambientali in cui ci troviamo a vivere, i meccanismi biologici che garantiscono la sopravvivenza della specie permangono. Laddove l’organismo non riesca in questo tentativo di affrontare l’evento per poi riportare l’equilibrio ecco che quella che doveva (utilmente, si parla infatti di eustress) essere una situazione transitoria di stress permane nel tempo come se fosse la nuova condizione, diventando così distress cronico, un fattore di rischio, appunto per la salute fisica e mentale che può fare da catalizzatore per altre patologie. In sostanza, è come se vivessimo costantemente in allarme e sollecitati pur in assenza di specifici stimoli stressanti.

In questa situazione, in cui buona parte di noi si trova a vivere, e in particolare chi ha ritmi di lavoro sostenuti (professionisti, imprenditori, manager, ma non solo, anche impiegati, casalinghe e gli stessi giovani), può essere utile l’ausilio di un coach per fare il punto della situazione con se stessi, prendere coscienza del proprio stile di vita e apportare piccoli o grandi cambiamenti di prospettiva e di comportamento utili ad affrontare con maggior equilibrio e positività il lavoro e la vita privata. Spesso – non dimentichiamo – l’incidenza di un evento sulla propria vita dipende più dalla percezione che ne abbiamo e dall’interpretazione che ne diamo. Qui gioca un fattore importante:

  1. il dialogo interno (la vocina con cui ci parliamo costantemente nella nostra testa), l’atteggiamento positivo (quindi la capacità di vedere le opportunità e il “bicchiere mezzo pieno”);
  2. la linguistica (le parole e i termini che utilizziamo per definire le situazioni, non dimentichiamo che le parole sono àncore di stati emotivi, per cui parlare di “errore” e di “esperienza” ha due effetti diversi sul nostro stato d’animo, parlare di “problema” e di “sfida” pure);
  3. non da ultimo, importante è la capacità di vivere con humor, in modo da saper prendere le distanze dalle situazioni e “disinnescarle” prima che ci travolgano emotivamente.

Ecco 7 abitudini che sarebbe bene adottare per gestire lo stress:

1)   mantenere uno stile di vita sano (attività fisica, alimentazione corretta, riposo adeguato);

2)   ricordarsi di ridere ogni giorno e di adottare il pensiero positivo;

3)   mantenere attiva una rete di relazioni sociali per ricaricare le batterie;

4)   sviluppare la mentalità di problem solving, focalizzandoci più sul “come” risolvere una situazione che sul “perché” è capitata proprio a noi;

5)   sviluppare la capacità di pianificare adeguatamente il proprio tempo riservandoci sempre del tempo per “staccare” e rigenerarci;

6)   sviluppare forme di comunicazione assertiva, in modo da entrare in empatia con i nostri interlocutori e imparare a comunicare efficacemente non solo a livello cognitivo ma anche emotivo;

7) imparare a gratificarci dopo un successo, piccolo o grande che sia.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 @MarAlbCat

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