Ci vuole amore per avere successo

(Aggiornato il: 05/11/2018)

Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva, o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro“. Questo è quanto scriveva Martin Luther King.

Cosa possiamo pretendere da noi e dai nostri collaboratori?

 

Che ciascuno faccia la propria parte con dedizione, con amore, oserei dire. Ho avuto tanti collaboratori nella mia vita professionale e vedo ogni giorno entrando negli studi e nelle aziende le persone al lavoro. La differenza non la fa chi occupa posizioni apicali o di responsabilità. La differenza la fa chi porta avanti con amore il proprio lavoro.

Avete i collaboratori giusti? Il futuro dipende dal team 

 

Provate a fermarvi e a guardare l’ordine di una scrivania, piuttosto che come sono fatte le fotocopie o come sono archiviati i faldoni o come sono compilate le etichette con il pennarello. Capirete già da lì chi ci mette amore, passione, impegno in ciò che fa e chi invece fa e basta. Se l’obiettivo è guadagnare, portarsi a casa lo stipendio, non farsi rompere le scatole dal capo, allora non vedrete certo alcun segno di cura, di amore, di appartenenza.

Dobbiamo selezionare i collaboratori migliori

 

Dobbiamo scegliere i collaboratori che vogliono lavorare proprio per noi, che ne sono orgogliosi, che si dedicano perché si realizzano. Dobbiamo pretendere attaccamento, senso di appartenenza, cura di ogni dettaglio. E dobbiamo essere noi i primi a dedicarci e amare ciò che facciamo.

Ogni lavoro, ogni attività interpretata in questa ottica diventa un’opera d’arte, dà senso al tempo che scorre, realizza i nostri desideri e ci rende felici.

Per essere felici al lavoro partiamo da qui. Da amare ciò che facciamo e se ciò che facciamo non è la nostra strada, il nostro destino, allora cambiamolo. Ma prima dobbiamo imparare ad amare ciò che si fa in questo momento, solo così sapremo poi amare ciò che ci piace fare. In caso contrario, non ameremo ciò che stiamo facendo. E ci lamenteremo anche quando avremo ottenuto ciò che ci piace. È l’atteggiamento ciò che conta, prima delle cose materiali in sé.

Volete motivare i collaboratori? Ecco come fare

 

Ricordiamolo sempre a noi e ai nostri collaboratori. E chi ha figli parta da loro, insegniamogli ad amare il mettere a posto la cameretta, lo sparecchiare la tavola, il pulirsi le scarpe, il farsi la borsa per la scuola.

La felicità è un’attitudine della mente, alleniamola e alleniamo chi sta accanto a noi, così da rendere i nostri ambienti di vita felici.


Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Lavorare in modo felice e motivato aumenta la produttività e la salute – di Silvia Cusmai


Mario Alberto Catarozzo

Coach e Formatore – CEO di MYPlace Communications

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