Dal trapasso al passaggio generazionale

Di passaggio generazionale negli studi professionali si può parlare solo da poco. Fino ad oggi, infatti, ciò che avveniva era un trapasso generazionale, più che un passaggio di testimone. Il genitore avvocato, commercialista, notaio o consulente del lavoro, terminata la propria carriera professionale “attiva”, era solito rimanere in ufficio e condurre, nonostante pensionato, l’attività di sempre. Per molti quella era stata l’unica vita conosciuta, per cui non avrebbero saputo cosa altro fare; per altri, l’uscita dalla società che produce era qualcosa di impensabile dopo una vita attiva; per altri ancora, restare in pista era un dovere morale per accompagnare i figli fino alla loro completa autonomia (che non arriverà mai, agli occhi dei genitori).

Mettetela come volete, la sostanza non cambia: i professionisti di un tempo restavano in studio fino all’ultimo e ben poco veniva stabilito in termini di passaggio generazionale. Più che altro veniva fatto testamento morale, in attesa, appunto, del trapasso generazionale.

Quante difficoltà per padri e figli

Le difficoltà sono ben note a chi le ha vissute in prima persona, in quanto figlio d’arte, o per chi le ha subite come collaboratore che ha assistito al trapasso in studio, con l’inevitabile mix di ragioni personali e professionali a scandire le giornate.

I genitori invece di godersi la meritata pensione al caldo tropicale sorseggiando una Tequila hanno continuato il tran tran quotidiano di sempre, spinti da dovere morale, necessità economiche, esigenze di star lontani da casa e dalla moglie/marito rompiscatole. Spesso i genitori hanno rappresentato a quel punto più un problema che una risorsa con il loro “si è sempre fatto così”, mentre altre volte hanno rallentato i processi di innovazione e cambiamento, ponendosi come barriera al nuovo.

I figli hanno hanno goduto in un primo momento della “pappa pronta”, della “strada aperta”, del “nome avviato”, per poi dover pagare con gli interessi tutto questo in termini di mancanza di autonomia, di confronto costante agli occhi di colleghi, clienti e collaboratori e di possibilità di rinnovamento dell’organizzazione.

Il futuro vedrà passaggi generazionali

Oggi la situazione sembra che stia pian piano cambiando. Anche i professionisti più attaccati al proprio lavoro capiscono ben poco  del mercato professionale e hanno sempre meno voglia di confrontarsi con la normativa folle, che cambia ogni due per tre, e con le nuove prospettive della professione sul web. Chi pensava di poter andare in studio con leggerezza perché in parte fuori gioco dopo la pensione, oggi non vede l’ora di lasciare il timone e dedicarsi a ben altro per il tempo che resta.

Per fare questo è necessario impostare il passaggio di testimone con lungimiranza e con tempestività, così come avviene (non sempre) nelle aziende più attente. Cosa serve? Programmazione, definizione degli obiettivi, definizione dei ruoli, procedure, comunicazione efficace. Prima ancora, ciò che serve è la mentalità di entrambi – padri e figli –  e il tempo da dedicare a questo momento importante nella vita di uno studio multigenerazionale. Ciò che rilevo nella mia attività di coach e consulente su queste tematiche è che ancora pochi considerano questo argomento importante al punto da dedicarvi tempo e cura come merita.

Cari genitori, godetevi quindi il vostro meritato mare tropicale e lasciate con fiducia i figli prendere il timone, ma soprattutto fatelo dopo aver pianificato con loro il ponte che porterà lo studio verso il futuro, dove i vostri sacrifici fungeranno da trampolino e non da ancora al cambiamento.

Mario Alberto Catarozzo

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