L’impatto della tecnologia sulle organizzazioni

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(Last Updated On: 11/02/2019)

Nel corso degli ultimi mesi ho tenuto vari incontri sull’introduzione della fattura elettronica e ho cominciato i miei interventi con la celebre frase di Charles Darwin:

“Non è la specie più forte che sopravvive né la più intelligente ma quella più ricettiva ai cambiamenti”.

I repentini cambiamenti a cui stiamo assistendo mi fanno venire in mente il dialogo uomo-computer nel film “2001: Odissea nello spazio”. Era il 1968 quando il regista Stanley Kubrick immaginò tecnologie fantascientifiche che oggi sono realtà: immaginò dispositivi portatili attraverso cui consultare notizie, come gli attuali tablet e smartphone, ed immaginò HAL 9000, super computer dotato di intelligenza artificiale capace di dialogare con l’uomo, esattamente come fa oggi l’assistente virtuale a cui chiediamo informazioni sul nostro smartphone.

Consultando alcuni grafici dello sviluppo tecnologico, possiamo renderci conto che siamo alla base dell’impennata della curva. In pochi anni lo sviluppo tecnologico porterà una radicale trasformazione delle tradizionali attività economiche. Eloquente la frase “il ritmo del cambiamento non è mai stato così veloce, eppure non sarà più così lento” pronunciata dall’imprenditore Mario Picchio durante il Forum Nazionale dei Coach Professionisti tenutosi recentemente ad Ancona.

Secondo Roland Berger, società di consulenza tedesca, in pochi anni molte attività professionali scompariranno e nel 2035 il 47% delle attività professionali non esisterà più. Ciò vuol dire che oggi i nostri figli stanno studiando per un lavoro che attualmente non esiste!

Tutte le attività ripetitive e routinarie verranno svolte da software che sostituiranno l’intervento dell’uomo, come sta già accadendo negli uffici amministrativi con l’introduzione della fattura elettronica e negli studi legali con banche dati dotate di intelligenza artificiale, ed in un prossimo futuro negli studi notarili con lo sviluppo della block chain.

L’attività dell’uomo inciderà sempre più su quelle attività che prevedono un maggior grado decisionale, un maggior grado gestionale e una maggiore componente emozionale.

Sulla pagina internet di Michael Page, principale società di recruitment, si parla di intelligenza emotiva come tra i principali drivers nella selezione del personale.

Che cos’è l’intelligenza emotiva? È un concetto introdotto da Daniel Goleman (psicologo, scrittore e giornalista statunitense) per identificare l’abilità di riconoscere le emozioni degli altri, riconoscere e gestire le nostre emozioni, di esserne consapevoli, di renderci conto di cosa ci rende produttivi, cosa ci distrae dal raggiungimento dei nostri obiettivi e cosa ci rende più efficaci. Essere in grado di usare queste competenze significa interagire in modo più produttivo con sé stessi e le persone.

In questa fase di repentine trasformazioni, più che a competenze tecniche, troppo volatili, si dà pertanto priorità alle attitudini, alla capacità di adattamento ed alla resilienza, piuttosto che a specifiche competenze tecniche. Si dà priorità a soft skills ovvero competenze trasversali a tutte le professioni quali principi di leadership, capacità di gestire clienti e collaboratori, capacità di gestire il tempo e lo stress, abilità nel parlare in pubblico, sviluppo del business.
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Una dote fantastica? La resilienza. Eccola a voi

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Tutto questo è in linea con quanto riportato da uno studio sui canali della comunicazione in cui è dimostrato che solamente il 7% della comunicazione è verbale ovvero relativa al contenuto (hard skills), ben il 97% della comunicazione è para verbale o non verbale ovvero relativa alla mimica, al tono, al ritmo, all’empatia e all’atteggiamento in genere (soft skills).

È sempre più importante, pertanto, che chi è a capo di un’organizzazione economica abbia le competenze giuste e che riesca a vestire più cappellini:

  • del manager per gestire risorse economiche, di tempo, tecnologiche, conoscitive;
  • del leader per condurre la propria organizzazione o il proprio team verso obiettivi di redditività, di qualità, o di soddisfazione della clientela;
  • del coach che sappia accompagnare il proprio team al raggiungimento di obiettivi.

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Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche  Il futuro è nelle vostre mani, basta saperlo affrontare nel modo giusto. Ecco i 9 passi.


Marco Mancini

Business Coach e Dottore Commercialista

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