Chi è il nostro miglior alleato?

Partiamo da un bell’articolo di Michela Proietti pubblicato sul Corriere della Sera (Corriere della Sera, 09.12.2017) dal titolo “Aiutarsi da soli”.

La nostra mente corre subito alla famosa frase attribuita a Confucio:

“Quando nella vita avrai bisogno di una mano, ricorda di guardare in fondo al tuo braccio, là ne troverai una”.

 

La capacità di saper essere i migliori alleati di sì stessi è una grande dote che va coltivata e allenata, proprio come insegna il coaching. Sono diverse le discipline che possono permettere ad una persona di riprendere in mano la propria vita verso un maggior equilibrio e benessere. Il coaching è sicuramente una di di queste, così come il counseling e la pnl. Esistono discipline curative, come la psicoterapia, e discipline potenzianti, come il coaching, che non curano, ma supportano nei processi di sviluppo e cambiamento.

Si può lavorare sulle strategie di pensiero, come fa il coaching e la png, e sulla ristrutturazione di vissuti emotivi, come fa il counseling. Un solo articolo, così come un solo post di un blog, non possono certo esaurire l’argomento e neppure dare le opportune indicazioni e distinguo che ciascuna di queste discipline merita.

Da buon coach ed esperto di pnl, cercherò allora di fornire a chi legge qualche chiave di lettura per capire meglio le potenzialità del coaching.

Partire col piede giusto

Una prima considerazione che mi sento di suggerire preliminarmente, è di diffidare da chi promette cambiamenti in poche ore o in risultati miracolosi. Non esistono pillole magiche o segreti nascosti che permettono di ottenere tutto e subito. L’unica cosa che davvero è reale siamo noi, il nostro vissuto, la capacità di costruire noi stessi per il futuro e di poter un po’ alla volta riprendere in mano la propria vita. Quanto tempo ci vuole? Chissà, ciascuno ha i propri tempi. E’ difficile? Per alcuni lo sarà di più e per altri di meno, tutto dipende da quanta resistenza opporremo al cambiamento e da quanto siamo distanti da noi stessi nel punto di partenza. Come dicono i cinesi: “Ciascuno parte da dov’è”, se accettiamo questo abbiamo mosso il primo vero passo concreto verso noi stessi.

Il primo passo: accettarsi e prendersi cura di sè

Accettazione, ricordiamolo, non vuol dire rassegnazione. Accettazione è un atto emotivo e non cognitivo: vuol dire sapersi abbracciare là dove si è per come si è, anche senza aver capito bene i perché e i per come.

Accettarsi vuole dire fare il più bel gesto verso noi stessi: il primo vero gesto di empatia, questa volta verso di noi, invece che verso gli altri.

Abbiamo appena concluso il seminario di tre giorni PuntosudiME che si è svolto il 1-2-3 dicembre 2017 a Gressoney. Per tre giorni, lontani da cellulari e distrazioni tipiche della frenetica vita occidentale, ci siamo dedicati proprio a questo: riavvicinarci a noi stessi, riprendere in mano le nostre emozioni, calarci dentro la nostra autostima, comprendere cosa rende una persona piena di carisma verso gli altri e capire come possiamo diventare i leader di noi stessi prima di tutto e poi di altri: familiari, amici, collaboratori, cittadini.

Ripartire dal coaching

Il coaching parte dal capire come stiamo pensando, perché è da lì che deriveranno le emozioni che proveremo. “Che tu pensi di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione” diceva Henry Ford. Come pensiamo determina la mappa del mondo che saremo costretti a vivere, le opzioni che ci concederemo e gli stati d’animo che vivremo. Tutto parte da lì: da come pensiamo.

Non avremo pensieri negativi perché siamo tristi, ma saremo tristi perché avremo pensieri negativi.

Inoltre come pensiamo determina le c.d. “profezie auto-avveratesi”: se pensiamo che un risultato sia nelle nostre possibilità ci attiveremo per realizzarlo e creeremo le condizioni materiali perché ciò accada. Vale anche il contrario: se crediamo di non potercela fare, non ci attiveremo neppure per ottenere il risultato e poi diremo che lo sapevamo che non ci saremmo riusciti; certo, se non provo neppure, oppure se parto già disilluso, aumenterò con i miei comportamenti le probabilità di ottenere un risultato negativo.

Va bene capire le cause, ma ancora più importante è attivare modi di pensare potenzianti, sviluppare la capacità di self empowerment, allenare la fiducia in se stessi e la capacità di accettare gli errori, in modo da rendere gli errori fantastici step di crescita.

In fondo gli errori e i fallimenti cosa sono? Sono semplici cartelli stradali che ci dicono che continuando in quella direzione non otterremo niente di buono e che dobbiamo provare direzioni diverse. La vita è un tentativo continuo, per cui tante volte proverò, facendo tesoro di non ripetere le direzioni sbagliate già sondate, finché arriverò ad ottenere il risultato.

Il coaching insegna che il risultato lo otterrò, questo è certo; magari non so ancora come e questo è l’allenamento vero: provare e riprovare strade diverse, finché imboccata la mia giusta la renderò un fantastico percorso verso il proprio successo. Durante il viaggio la vera sfida è sapersi accettare nella propria fallibilità, dare il meglio di se stessi e diventare così i migliori alleati di sè stessi.

Nei prossimi post parleremo ancora di questi temi e per chi vuole vivere un’esperienza fantastica con sé stesso e con un gruppo di persone che condividono per tre giorni la medesima strada, vi aspetto a Gressoney per il prossimo evento di PuntosudiME.

A presto!
Mario Alberto Catarozzo

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