Perché una struttura organizzata possa crescere e possano con essa crescere i livelli qualitativi dei servizi e le performance, un momento centrale è rappresentato dai feedback. Fondamentale è che tutti i componenti del team di Studio crescano costantemente, in modo che la crescita sia equilibrata e costante. In caso contrario, la crescita riguarderebbe solo alcuni settori dello Studio, alcune seniority o figure. È come se un aeroplano volasse inclinato, invece che con un assetto aerodinamico in equilibrio.  Mancanza di aerodinamicità corrisponde a maggior attrito e quindi maggior fatica nel percorso e inefficienze. La stessa cosa accade anche per lo Studio professionale la cui crescita avviene a scacchiera, invece di coinvolgere l’intero team.

Quali strumenti usa un manager? Poiché gestisce team di persone per il raggiungimento di risultati, la delega e il feedback saranno i suoi capisaldi. Il feedback è uno strumento di crescita molto importante per i collaboratori anche all’interno dello Studio professionale. La delega, intesa non come scaricare sugli altri, ma come incaricare altri coinvolgendoli, lo è altrettanto.

Così non va bene! Non capisci nulla, quante volte te lo devo ripetere! Di te non mi posso fidare! Do you remember? Sicuramente vi siete trovati qualche volta dalla parte della vittima e qualche volta dalla parte del carnefice. Questo spesso viene scambiato per un "feedback". Mmhh, non è proprio così. Che cos'è allora un feedback? E' uno strumento utile per acquisire maggior consapevolezza, trarre insegnamento e migliorare.

"Delegare: investire qualcuno di un potere o di una funzione" si legge nel Sabatini Coletti, Dizionario della lingua italiana. Oppure ancora "Delegare: affidare ad altri l'esecuzione di qualcosa". Di cosa stiamo parlando? Della delega fiduciaria, nel primo caso, e della delega esecutiva, nel secondo. Riportanto il tutto alla dimensione professionale, delegare per un professionista dovrebbe essere la principale attività su cui puntare per "allargare" i propri orizzonti temporali.

“Sei uguale a tua mamma, maledizione!”. “Sei un egoista, non pensi mai agli altri!”. “Sei un bugiardo cronico, con te non c’è nulla da fare!”. Vi ricordano qualcosa?

Critiche, critiche, critiche. E fin qui niente di male. Il punto è: a che pro? Cioè, cosa vogliamo ottenere dalla nostra critica? Sfogarci, colpire l’altro nel suo amor proprio? Farlo riflettere? Farlo cambiare? Farci capire? Ebbene la comunicazione ha delle sue regole che vanno rispettate se vogliamo che sia efficace. Se invece spariamo a caso, raccoglieremo a caso risultati. Se ci facciamo prendere dall’emozione ci torneranno indietro risultati emotivi.

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